Il menestrello


Filastrocche per tutti i bambini

“Filastrocca per tutti i bambini,
per gli italiani e per gli abissini,
per i russi e per gli inglesi,
gli americani ed i francesi,
per quelli neri come il carbone,
per quelli rossi come il mattone,
per quelli gialli che stanno in Cina
dove è sera se qui è mattina.
Per quelli che stanno in mezzo ai ghiacci
e dormono dentro un sacco di stracci,
per quelli che stanno nella foresta
dove le scimmie fan sempre festa.
Per quelli che stanno di qua o di là,
in campagna od in città,
per i bambini di tutto il mondo
che fanno un grande girotondo,
con le mani nelle mani,
sui paralleli e sui meridiani…” ( G. Rodari )

 

Bambini in rima

I bambini in rima sono tanto belli
giocano a palla e allo sparviero
delle loro mamme sono i gioielli
e ogni papà va di loro fiero.

Prendon la sabbia e fanno castelli
volano in alto i loro piattelli,
fanno un sorriso e una carezza
al mendicante vestito di pezza.

 

 

Zitti, zitti presto a letto

Zitti, zitti, presto a letto
la Befana è qui sul tetto,
sta guardando dal camino
se già dorme ogni bambino,
se la calza è ben appesa,
se la luce è ancora accesa!
Quando scende, sola, sola,
svelti sotto alle lenzuola!
Li chiudete o no quegli occhi?
Se non siete stati buoni
niente dolci, nè balocchi,
solo cenere e carbone!

 

Bel sol, bel sol

Bel sol, bel sol
dla torta chi ‘n’ vol?
Dla nigra, dla bianca
da seintsinquanta
Via un, via du, via tri,
via quater, via sinc, via se,
via set, via ot,
tira indre cal pe’ biscot!

 

Filastrocca sulle vocali

Gamba qua, gamba là
mi presento sono la “A”
La vocale sono del re
fate inchino arriva la “E”
Gioco a palla notte e dì
dritto e smilzo sono la “I”
Io sbadiglio, altro non fo
questo è di certo una “O”
Io mi arrendo braccia in su
e confesso sono la “U”
A E I O U

 

C’è nell’ aria una voglia di fiabe

C’è nell’aria una voglia di fiabe,
con streghe, maghi, folletti…e fate.
Ci piace ascoltare quelle di oggi e di ieri
quando qualcuno ce le racconta volentieri.
Anche le fiabe più mostruose, lette insieme,
son belle vicino a chi ci vuol bene.

 

 

Babbo
Lilla Lipparini (1951/1952)

Babbo, quando eravamo piccini
tu ci tenevi sui tuoi ginocchi,
non avevamo balocchi
perchè eravam poverini;
ma nella stanza oscura,
quando calava la sera
anche se la stagione era dura
facevi nascere la primavera.
Illuminavi la stanza di stelle,
di lucciole, di fiammelle,
la riempivi di fiori,
di trilli, di canti, di odori:
Gli angeli venivano a cento
avvolti nel velo del vento
e con i gigli fatati
sfioravano i nostri occhi,
ci davano sogni incantati,
facevan di noi lievi fiocchi,
fiocchi leggeri in cammino
per un viottolino di stelle……..
Babbo, che nostalgia
di sedere sui tuoi ginocchi,
di sentire nel sonno
i tuoi occhi vegliarmi.
E addormentare il mio dolore,
e addormentare il mio tormento,
essere un fiocco nel vento
e un canto per il tuo cuore.
Ma se ti vengo accanto
nella casina di terra,
quella che ti rinserra
e dove sei tutto solo,
non c’è per te che il mio pianto,
non c’è per me che il tuo canto,
nel canto dell’usignolo.

 

C’è festa nell’aria

Foglie cadenti…
cielo azzurrino…
Laggiù
il sole
fa capolino.
La pioggia
diminuisce
e l’arcobaleno
cresce:
è il giorno
della festa
dell’ALBERO.